Nel recente orientamento della giurisprudenza, l'attività prestata in favore di un soggetto gravemente affetto da morbo di Alzheimer ricoverato in istituto di cura è qualificabile come attività sanitaria, quindi di competenza del Servizio Sanitario Nazionale. Ma "il Fondo sanitario nazionale è deputato a finanziare le sole prestazioni sanitarie rientranti nei Lea per come individuati dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 12 gennaio 2017 (in particolare, l'articolo 30), che definisce i livelli essenziali di assistenza. Inoltre, devo evidenziare che il Fondo sanitario nazionale è connotato da risorse limitate e che il Governo ha provveduto ad implementare".
Di conseguenza, "l'eventuale attribuzione al Fondo del compito di remunerare anche una quota diversa di oneri determinerebbe la necessità di prevedere un adeguamento finanziario dello stesso per evitare che una insufficienza di risorse possa pregiudicare la garanzia del Livelli Essenziali di Assistenza sul territorio nazionale, con una penalizzazione a carico degli stessi cittadini utenti".
Così il sottosegretario alla Salute, Marcello Gemmato, ha risposto ieri in Commissione Affari sociali alla Camera a due interrogazioni presentate, rispettivamente, da Andrea Quartini (M5S) e Ilenia Malavasi (Pd), riguardanti la copertura dei costi delle prestazioni sociosanitarie da parte del Servizio sanitario nazionale per i soggetti a gravi patologie cronico-degenerative ricoverati nelle Rsa. Tema oggetto di recente polemica a causa di un emendamento di maggioranza, presentato al Senato nel corso dell'esame del ddl prestazioni sanitarie, che punta a ridurre la quota di spesa spettante al Ssn facendo così ricadere parte dei costi non strettamente sanitari su malati e famiglie.
Di seguito la risposta integrale del sottosegretario Gemmato:
"Ringrazio gli Onorevoli interroganti e, prioritariamente, evidenzio che la problematica oggetto delle interrogazioni, cui rispondo congiuntamente, trova la sua origine nel recente orientamento della giurisprudenza secondo la quale l'attività prestata in favore di un soggetto gravemente affetto da morbo di Alzheimer ricoverato in istituto di cura è qualificabile come attività sanitaria, quindi di competenza del Servizio Sanitario Nazionale, ai sensi dell'articolo 30 della legge n. 730 del 1983.
Va, in proposito, rilevato che l'opportunità di non far gravare sulle persone anziane, malate e non autosufficienti, nonché sulle loro famiglie, gli oneri di carattere socio/assistenziale, così come richiesto dagli Interroganti, nonostante risulti meritevole di attenzione sotto l'aspetto sociale, non può per questo essere semplicisticamente risolto ponendo a carico del Fondo sanitario nazionale detti oneri. Ciò innanzitutto per un aspetto di competenza. Il Fondo sanitario nazionale è deputato a finanziare le sole prestazioni sanitarie rientranti nei LEA per come individuati dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 12 gennaio 2017 (in particolare, l'articolo 30), che definisce i livelli essenziali di assistenza. Inoltre, devo evidenziare che il Fondo sanitario nazionale è connotato da risorse limitate e che il Governo ha provveduto ad implementare.
L'eventuale attribuzione al Fondo del compito di remunerare anche una quota diversa di oneri determinerebbe la necessità di prevedere un adeguamento finanziario dello stesso per evitare che una insufficienza di risorse possa pregiudicare la garanzia del Livelli Essenziali di Assistenza sul territorio nazionale, con una penalizzazione a carico degli stessi cittadini utenti.
Gli esiti giurisprudenziali richiamati dagli Interroganti devono quindi necessariamente essere valutati in un'ottica di sistema non potendosi ritenere il Fondo Sanitario Nazionale come una illimitata disponibilità di risorse da utilizzare per nuove finalità, senza preoccuparsi della sua adeguatezza sotto il profilo quantitativo, valutando nel contempo anche la possibilità per il Bilancio dello Stato di sopportare un onere nuovo finora posto in capo agli utenti dei servizi in argomento.
Resta, comunque, fermo il dato per cui gli oneri delle prestazioni di rilievo sanitario a carico del Fondo sanitario nazionale debbano essere stimati secondo quanto rilevato nell'ambito delle valutazioni multidimensionali per la presa in carico dell'assistito. È, in ogni caso, intendimento del Governo studiare ulteriori modalità alternative al finanziamento di detti oneri".
In sede di replica, Gilda Sportiello (M5S) si è dichiarata insoddisfatta della risposta del sottosegretario, dalla quale "emerge la chiara volontà del Governo di non dare seguito al monito espresso dalla Corte di cassazione. In particolare, ritiene iniquo che non si tenga conto delle evidenti sperequazioni venutasi a creare tra le varie regioni, citando l'esempio dell'Emilia-Romagna e della provincia autonoma dell'Alto Adige, dove l'importo integrale delle rette è a carico della collettività". Esprime il proprio dissenso, inoltre, "rispetto alla possibilità concreta di scorporare le prestazioni sanitarie da quelle socio-assistenziali, sotto molti aspetti: a titolo di esempio, cita l'alimentazione dell'assistito preso in carico per un trattamento sanitario". Prende atto, dunque, "dell'incapacità del Governo di assicurare servizi essenziali. Precisa, a tale proposito, che l'impegno a garantire il pagamento integrale delle rette da parte del Servizio sanitario nazionale (Ssn) non dovrebbe essere assicurato intaccando altri servizi bensì attraverso un incremento del Fondo sanitario nazionale". Stigmatizza, quindi, il fatto che il Governo "riesca a trovare senza particolari difficoltà le somme necessarie per investire in armamenti, salvo poi scaricare su famiglie ed enti locali i costi delle prestazioni sanitarie e socio-assistenziali".
Anche Ilenia Malavasi (Pd) replicando, si è dichiarata insoddisfatta della risposta del sottosegretario. Condividendo le dure parole della collega Sportiello, segnala che "il problema è tanto più grave quando si è di fronte a un invecchiamento progressivo della popolazione, per cui l'emergenza si estenderà ben presto dal settore delle residenze sanitarie assistenziali a quello dell'assistenza domiciliare". Ritiene che scaricare gli elevati costi delle rette su famiglie ed enti locali "significa sostanzialmente mettere in discussione il diritto universale alla cura e all'assistenza, baluardo imprescindibile della tenuta democratica del sistema di cure italiano". Stigmatizza l'atteggiamento del Governo che, "a fronte dell'innegabile ed evidente bisogno di nuove risorse, preferisce tagliare le attività socio-assistenziali, come è avvenuto di recente con l'approvazione di un emendamento al Senato, nel corso dell'esame del disegno di legge governativo in materia di prestazioni sanitarie".